Alberto Moravia e il lago di Bracciano

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 Narrati tutti in prima persona, i “Racconti romani” (1954) descrivono la vita a Roma nel dopoguerra. Con una notevole capacità di osservazione, Alberto Moravia (1907-1990) racconta piccole storie di uomini e donne di ogni condizione sociale, fornendo spaccati di vita particolarmente suggestivi; al suo sguardo attento non sfuggono neanche le località che fanno da sfondo alle vicende narrate, sia di Roma che della sua provincia.
Per esempio, del lago di Bracciano, Anguillara e Trevignano, Moravia dà una breve ma intensa descrizione in “La gita” e in “Pignolo”.

La Gita
“Decidemmo di tornare sul lago di Bracciano per vedere se trovavamo qualche cosa da mangiare, in uno di quei paesini tanto belli, Anguillara oppure Trevignano. Per tutta la corsa che fu vertiginosa, non cessammo un sol momento di parlare male della gente intorno a Roma. […] Correndo come pazzi, giungemmo in breve in vista del lago, azzurro, scintillante: quello scintillìo, sotto il sole forte, dava il languore. Arrivammo a Trevignano, ci fermammo ad una trattoria proprio sul lago. Entrammo in uno stanzone che rassomigliava molto a quello di Marciano, soltanto che c'erano alcuni cacciatori, con i fucili e i cani. “Anguille" disse subito Ugo, entrando “Ce n’è una sola ma grossa” rispose la padrona avvicinandosi verso un casotto dove ci aveva il vivaio. Ci fece entrare in una stanzuccia buia che sembrava una lavanderia, e, dentro una vasca di cemento da farci il bucato, ci indicò l'anguilla, color fango, acciambellata in fondo all'acqua scura.”

Pignolo
“Arrivammo ad Anguillara quasi alle tre e andammo subito alla trattoria che sta sul lago. Faceva un caldo da non si dire, e il lago fumava, quasi bianco, tra le rive che erano gialle e secche come la paglia. Peppino, un raggio di sole sul viso sudato, continuava a parlare della sua macchina con quel tono eguale che dava lo sfinimento, e io che dalla noia e dal caldo avevo perduto anche l’appetito, mi attaccai al vino che almeno era fresco, proprio di grotta, con un sapore metallico indefinibile che dava la voglia di berne di più, appunto per capire che razza di sapore fosse. Bevvi un primo mezzo litro, poi un secondo e poi un terzo, e Peppino sempre mi parlava della macchina. Finalmente dopo un’ora e più di silenzio e di sbornia, dissi la prima parola: “Allora andiamo?”

Risorse digitali:

 

“Pignolo”, lettura ad alta voce: https://www.youtube.com/watch?v=0eKl6NU6JHE

 

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