San Martino: ogni mosto diventa vino. La vendemmia e la raccolta delle olive nelle immagini di una volta

Vivavoce 65/2007 grappolo d'uva

Er vino
 
Er vino è sempre vino, Lutucarda.
Indove vòi trovà più mejo cosa?
Ma guarda qui si che colore! guarda!
Nun pare un'ambra? senza un fir de posa!
 
Questo t'aridà forza, t'ariscarda,
te fa vienì la voja d'esse sposa:
e va', si magni 'na quaja-lommarda,
un goccetto e arifai bocc'odorosa.
 
E' bono asciutto, dorce, tonnarello, 
solo e cor pane in zuppa, e si è sincero,
te se confà a lo stòmmico e ar ciarvello.
 
E' bono bianco, è bono rosso e nero;
de Genzano, d'Orvieti e Vignanello;
ma l'este-este è un paradiso vero!
 
Roma, luglio 1945, Giuseppe Gioacchino Belli
 
 
 
 
La festa di San Martino, che si celebra l'11 novembre, è sempre stata una ricorrenza importante nel mondo contadino: San Martino, infatti, è tradizionalmente legato anche alla Festa del Ringraziamento al termine delle stagione agricola, in vista dell’inverno. Molto probabilmente discende dall’antica festa del “Samuin”, Capodanno dei Celti, che cadeva proprio nei primi dieci giorni di novembre ed era ancora molto sentita. Con il Cristianesimo la festa di San Martino divenne molto popolare in gran parte dell’Europa.
Soprattutto per i bambini era festa grande perché il santo, come la Befana oggi, portava loro regalini scendendo dalla cappa del camino e , se avevano fatto capricci depositava una frusta ammonitrice, detta in Francia “Martin baton” o “martinet”, usanza tipica dei periodi di capodanno o di rinnovamento temporale.
Il giorno di San Martino era anche tempo di baldoria, favorita dal vino “vecchio” che bisogna “finire” per pulire le botti che accoglieranno quello nuovo: in questo periodo dell’anno, infatti, si concludevano la vendemmia e la raccolta delle olive, colture cardine del nostro Paese e, in particolare, delle campagne laziali e romane, sia dal punto di vista produttivo che sociale e culturale. La raccolta dell’uva si praticava dalla metà di settembre alla fine di ottobre, a volte ritardata fino a metà novembre per ottenere il vino dolce e di colore intenso, tipico dei Castelli Romani.
Una volta, durante la raccolta, canti e stornelli aiutavano il lavoro, dopo di che l’uva veniva trasportata dalla vigna alla cantina su bigonce caricate sui muli. Nelle cantine avveniva la pestatura con i piedi in casse di legno dette “pistarole” da cui il mosto passava nei tini di fermentazione, generalmente in botti di castagno. La vendemmia generalmente terminava con un gran pranzo offerto dal padrone del vigneto.
Ad ottobre, ancora oggi si celebrano ovunque le sagre dell’uva e del vino, ma tradizionalmente quella più importante nel territorio provinciale è quella di Marino, la più antica d’Italia (la prima risale al 1924-25).L’usanza delle “fontane che danno vino” sembra risalga ai Colonna, tra il ‘500 e il ‘700, per grandiosi ma estemporanei avvenimenti. La Sagra del vino a Marino non s’interruppe neanche nel periodo della Guerra, divenendo simbolo dell’identità culturale del paese. Le sagre degli anni ’50 e ’60 dapprima dimesse mostrarono la vitalità della ripresa economica e delle speranze di ricostruzione, arricchendosi dei carri allegorici delle Società di Divertimento e delle orchestrine. Un generale declino accompagnò gli anni ’70 fino alla riscoperta recente e al recupero delle tradizioni storiche locali, all’interesse rinnovato da parte di un pubblico sempre più vasto che abbraccia l’intera area metropolitana.
La raccolta delle olive e la produzione di olio è un altro fiore all’occhiello dell’agricoltura del territorio metropolitano ed è un altro momento, come la vendemmia, in cui, tradizionalmente, è forte e importante il lavoro e il contributo della famiglia e della comunità
 Percorso iconografico delle immagini: 

  •  Att. Belli = Di Massa Sebastiano, Attualità del Belli con quarantuno sonetti, Danesi in via Margutta, Roma 1946
  • "Costume di vignarole", in Capitolium 2 (1927), p. 693
  • "I grappoli vengono stesi per la produzione dell'uva passita" (Fot. Arc. T.C.I.), in Volto Agr. p 496
  • "Salina, nelle isole Eolie: stagionatura uva per la produzione del Malvasia" (Fot. Randazzo), in Volto Agr. , p. 464
  • "Dopo l'abbondante vendemmia" (Fot. E. Biagini), in Volto Agr., p. 235
  • "Botti", in Rass. Lazio 3 (1973), p. 38
  • " Nel Lazio duecentomila ettari di terreno sono coperti da vigneti", in Rass. Lazio 3 (1973),p 39
  • "Piccola produzione di vino", in Rass. Lazio 3 (1973), p. 3
  • "Fitta rete di vigne e opulenza di oliveti sul dolce colle di Tivoli", in Volto agr. , p. 95
  •  "Il caratteristico antico sistema per la torchiatura delle olive", in Volto agr., p. 465
     

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Galleria fotografica: 
"Costume di vignarole", in Capitolium 2 (1927), p. 693
"I grappoli vengono stesi per la produzione dell'uva passita" (Fot. Arc. T.C.I.), in Volto Agr. p 496
"Salina, nelle isole Eolie: stagionatura uva per la produzione del Malvasia" (Fot. Randazzo), in Volto Agr. , p. 464
"Dopo l'abbondante vendemmia" (Fot. E. Biagini), in  Volto Agr., p. 235
"Botti", in Rass. Lazio 3 (1973), p. 3
Nel Lazio duecentomila ettari di terreno sono coperti da vigneti", in Rass. Lazio 3 (1973),p 39
"Piccola produzione di vino", in Rass. Lazio 3 (1973), p. 37
"Fitta rete di vigne e opulenza di oliveti sul dolce colle di Tivoli", in Volto agr. , p. 95
"Il caratteristico antico sistema per la torchiatura delle olive", in Volto agr., p. 465
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